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                                                           Storie nella Storia                                               

"Cliccare sulla storia desiderata"

 1) Un gustoso pezzo di vita del primo 1900

 2) Una Storia esaltante " L'Oratorio di Rasa"

 3) I Parroci di Rasa

4) Le Famiglie antiche di Rasa

5) Appunti su fatti e personaggi del primo 900

6) La Giara ed il Pollaio

7) Curiosità sulla Popolazione di Rasa

 

Attenzione: chi ha storie interessanti da raccontare si ponga in contatto con

                                  giuseppe.velati@alice.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un gustoso pezzo di vita del primo 1900 (peppino: ... da una intervista con Pia Rossi)(fatti ed immagini pubblicati con il suo permesso)

Pia Rossi (la Biasina) ha sorpassato i novant'anni da un bel pezzo ma è ancora "fresca com'è 'na rosa".... sopratutto nella testa. Ho deciso pertanto di passar da lei per farmi raccontare on po' come si viveva allora. (Pia è fra le ultime persone del paese che possono raccontare!!). L'inizio è stato faticoso, non aveva niente da raccontare, ma ... una frase tira l'altra ...ed è "uscito", alla fine, un gustosissimo (almeno per me) piccolo quadro di come  allora viveva una giovinetta.

Educazione scolastica.

 (Allora) La Pia mi ha raccontato che vi era un forte interessamento delle famiglie a far si che i propri figli imparassero "a far di conto" e a leggere e scrivere. Non vi era un obbligo di legge a studiare (lo dice Lei ma..... dal suo certificato si deduce che l'obbligo era stato imposto da poco e pertanto ancora poco noto). Agli anziani provvedeva il prete del Paese....ai giovani invece, provvedevano le nascenti strutture civiche. Alla 1°, 2°, 3° elementare provvedevano le suore dell'Asilo (si ricorda di una certa suor Lidia), per la 4° si doveva andare (a piedi) a Velate e per la 5° (sempre a piedi) a S. Ambrogio.

(Oggi): Nella nostra Scuola vi sono quasi più insegnanti che allievi. Dalla Fonderia alla Scuola i ragazzi vengono "traghettati" in macchina..(!!!)

 

Il tempo libero.

(Allora) La Pia mi assicura che le ragazze di allora si divertivano "un mondo"(sic!!!) andando dalle suore ad imparare a cucire, ricamare e "fà i scalfitt" (far la maglia); insieme alle Suore c'era una certa Togna (la zia di Tonta Clicerio) che raccontava "un sac da panzan" (molte leggende). Le più belle erano: " i oman selvadig ca vivevan in di nostar bosc e quela di carozz cont i cavai bianc ca vegnevan giò da la Costa Bela.

(Oggi) Dopo: piscina e non so quanto altro..... si vedono annoiati in mezzo alla piazza.

 

Trovare il moroso.

I primi approcci avvenivano dopo la "novena" di maggio. Alla sera, quando ragazzi e ragazze si divertivano "a spantegà i mucc da feen" (disfare i mucchi di fieno) dul Ziu Silvio (il futuro postino), un quai basiin al scapava. Da più grandi si andava a ballare di nascosto ma... bisognava stare attenti perchè la mamma controllava le scarpe .... "bruta bestia set 'nai a balà ....vera!!". Le "dichiarazioni ufficiali" avvenivano con le "serenate" fatte sotto il balcone con "tanto di cantante ed orchestrina".

 

La riservatezza del vestire. (dedicato alle ragazze che oggi mostrano "ul bumburin"(l'ombelico))

La Pia mi assicura che, benchè fosse già sposata ma in evidente attesa di un bambino,... la mamma la costrinse a mettersi "una soca (sottana) lunga par da mia scandul (per non dare scandalo)" nel passare in piazza dove c'erano i soldati (le esercitazioni militari di allora).

 

I rapporti commerciali e.. "i pegni" di allora.

"Alura sa scherzava mia" . Figurat che la murnera (la mugnaia nonna dei Boldetti), a vuun da Brinsc ca ga mancava duu (2) franc par pagà la crusca, la ga fai lasà li ul capel in pegn, par ves sigura dul pagament dul di adrè.

 

Temini dialettali.

Alcuni vocaboli dialettali "usciti" nell'intervista: cavaler o bigatt > (bachi da seta), galett>(bozzoli)

 

 

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Una Storia Esaltante "L'Oratorio di Rasa" (Peppino)(P)

Sintesi ricavata da "L'oratorio di Rasa compie 40 anni" Archivio Parrocchiale

I miracoli avvengono ... e come!! Dopo il "miracolo" della costruzione della Chiesa Parrocchiale cinque lustri più tardi eccone un'altro "Il Nostro Oratorio". Qualcuno degli "eventi" di avvicinamento alla grande inaugurazione del 17 dicembre 1950, è stato vissuto, da ragazzo, come un autentico momento di coesione e determinazione della nostra comunità.

Le sollecitazioni ed i primi fatti

(12 Marzo 1916) Il Cardinal Ferrari: "Abbiamo da raccomandare allo zelo del buon Parroco se si potrà, come ne facciamo viva raccomandazione, di istituire l'Oratorio festivo anche per i figliuoli"

(18 Agosto 1931) Il Cardinal Shuster: "Si ponga ogni premura perchè al più presto si abbia anche L'Oratorio Maschile".

A quest'ultima perorazione Don Ercole Terruzzi risponde: "L'Oratorio Maschile domenica si è iniziato nel cortile che corre lungo l'esterno della Chiesa". (P)La dichiarazione era forse un po' azzardata ma.. il seme era stato gettato.

 

L'acquisto del terreno e le fondamenta

Dalla cronaca del nuovo Parroco Don Ermenegildo Codarri:

(1939) "Dalla famiglia Giani Pietro e Giani Luigi ho acquistato il terreno. Posizione ottima e comoda. La Provvidenza ha aiutato a pagarlo".

(1945) " In Settembre ho iniziato l'Oratorio. Il disegno, in parte modificato, è dell'architetto  Pogliani di Milano. Le fondazioni sono fatte, ho speso tutto quello che potevo disporre, ma sono costretto a sospendere la fabbrica".

Furono anni difficili quelli del dopoguerra ma ....don Gildo non si fermò; con l'aiuto di tutta la comunità (vendita di rottami e stracci, pesche di beneficenza... ), e sopratutto con quella di alcuni volonterosi (chi non si ricorda la Maria muretina con il suo carrettino per la raccolta dei rottami?) si mantenne viva l'attenzione sull'Oratorio raggranellando lira su lira. Anche se mancarono in quei momenti donazioni importanti, va segnalata quella di L. 10.000 del Principe Umberto in partenza per l'esilio (1946).

 

La costruzione e l'inaugurazione del Salone

(Gennaio 1950) L'arrivo di Don Andrea  porta un nuovo impulso all'opera. Le sue parole:

"i sacrifici di Don Gildo furono immensi e ci hanno lasciato un fondo"

"continuiamo la costruzione!"

"tentiamo!"

(Settembre 1950) Il salone sorge ("i piccoli contano i minuti, i grandi contano i soldi, il sig. curato conta ...i conti ...").

(17 Dicembre 1950) (Anno santo)

Il Miracolo è compiuto! Il salone viene inaugurato e dedicato a San Giuseppe.

Ecco quanto scritto sul "Luce" del 15 Di. 1950:

17 dicembre 1950  RASA IN FESTA

A perpetuo ricordo dell'Anno Santo e della Dogmatica proclamazione di Maria Assunta, Rasa di Varese benedice ed inaugura l'ampio salone Oratorio quale monumento morale per l'educazione cristiana dei suoi figli.

 

L'oratorio funziona e .... vive!

Gli anni immediatamente successivi all'inaugurazione furono di grande effervescenza per tutte le attività oratoriali, fra le altre risaltano la nascita di una filodrammatica di giovani, una di ragazzi e della polisportiva rasina.

Restano nella nostra storia il debutto, della prima, con "tre spari sul confine" e l'esaltante partecipazione di tutti i giovani alla prima sistemazione del campo sportivo con picco e pala. Con gli animatori Peppino Zavattoni e Sergio Velati la sezione "alpinismo" della polisportiva era poi attivissima; parecchi giovani di allora parteciparono ai campeggi estivi in baite e nel rifugio "Citta di Busto" dell'Alta Val Formazza. In una delle scalate al Blindenhorn fu posta a ricordo anche una lapide con l'effige della Madonna (1955).

 

(1955) I debiti vengono saldati ...... con tanti stracci e rottami venduti e .... "l'offerta mensile" con le quali parecchie famiglie si erano autotassate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 3) I Parroci di Rasa

Don Ercole Terruzzi(1905-1936) (sintesi di un allegato alla richiesta di Rasa per l'intitolazione di una Via (27/371990)) (Arch. Parrocch.)

Don Ercole nasce a Calò Brianza (Como) il 7 Novembre 1880. Appena ordinato Sacerdote viene inviato (1905) nella nascente Parrocchia di Rasa (1908) come 1° Parroco. Dopo 31 anni di attività, lascia Rasa il 2 Febbraio 1936, per assumere lo stesso incarico a Figino Serenza (Como), dove rimane fino alla sua morte (15/4/1963).

Uomo risoluto e deciso con eccellenti doti organizzative.

-- Inaugura (1906) la torre campanaria della Chiesa Parrocch. (con concerto di 5 campane) e provvede al restauro ed abbellimento della stessa nel Maggio 1923.

-- Da inizio (1907) alla costruzione della nuova Casa Parrocch. (terminata dopo qualche anno).

-- Dietro suo continua "pressione" ottiene l'illuminazione delle strade del Paese.

-- Promuove con altri, l'istituzione dell'asilo infantile (1911).

-- Promuove il restauro della Chiesa di S. Gottardo (1913)

-- Oltre a prodigarsi per trovare lavoro ai disoccupati aiuta la popolazione durante la 1° guerra.

-- E' il portavoce, presso le autorità, dei bisogni del Paese

 

 

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Don Ermenegildo Codarri (1936-1950) (sintesi di una ricerca di D. Elio per parrocchiani di Vanzaghello(27/12/2006) Archivio Parrocch.)

Don Ermenegildo Codarri (don Gildo) è nato a Caronno Pertusella nel 1903. Divenuto sacerdote nel 1928 fu inviato come parroco a Due Cossani (Val dumentina). Passò, come coadiutore, a Vanzaghello nel 1931 poi come aiuto del parroco di Cantù a Vighizzolo. Alla Rasa sostituì D. Ercole  il 2 febbraio 1936 e fu nominato Parroco della parrocchia il 23 Maggio dello stesso anno. Lasciò Rasa all'inizio del 1950 per recarsi a Roma a laurearsi in Diritto Canonico (Nb). Ritorna a Milano nel 1953, laureato. Fu Capellano al "Beccaria" e insegnante di religione in un liceo. Contemporaneamente aiutava il Prevosto di S. Calimero come addetto alla "Chiesa del Pellegrino". Passò infine come Prevosto a Linate , dove rimase fino alla morte (5 Maggio 1973).E' seppellito a Caronno Pertusella.

Nb) A Roma conobbe e aiutò spiritualmente il tranviere che voleva uccidere il Papa.

 

Gli anni della sua permanenza in Rasa furono molto difficili per la 2° Guerra Mondiale ed il tribolato immediato dopoguerra. Nonostante le difficoltà economiche riuscì a coinvolgere il Paese nei festeggiamenti per il 9° centenari di S. Gottardo e nei primi passi per la costruzione dell'Oratorio: acquisto terreno (1939), costruzione fondamenta (1945) e costituzione di un fondo per la futura costruzione.

 

 

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Don Andrea Riva (1950-1961) (sintesi di articoli del "Luce 17/3/61, 25/9/94 e 9/10/94" e della "Prealpina 13/7/2007"        (Archivio Parrocchiale)

Don Andrea è nato a Vaprio D'Adda (Milano) il 4 Febbraio 1916. Ordinato Sacerdote nel 1940, fu destinato ad Induno Olona come Vice Parroco. Passò a Rasa avvicendandosi a Don Gildo il 26 Febbraio 1950 nella conduzione della Parrocchia. Lasciò il nostro Paese il 17 Marzo 1961 per assumere l'incarico di Parroco a Locate Varesino fino al 1981. Per 2 anni fu poi, Parroco di Colmegna. Colpito da una grave malattia che, progressivamente lo aveva immobilizzato, visse gli ultimi anni della sua vita a Milano, nell'Istituto Sacro Cuore al Palazzolo, dove morì il 21 Settembre 1994. E' sepolto a Locate Varesino.

 

Chi era D. Andrea? E' stato, per chi scrive, il "prete" degli anni del passaggio dall'adolescenza alla prima maturità. Me lo ricordo come un personaggio non facile ma pieno di grande umanità e vitalità. La miglior descrizione di D. Andrea, che riporto parzialmente, l'ho trovata sul "Luce"del 25/9/94, fatta da un parrocchiano di Locate nell'occasione della sua morte. Non dimenticheremo mai la personalità di questo prete di straordinaria originalità che rivelava la sua <<ansia>> di santità, la sua sofferenza per gli adolescenti che, nella età evolutiva si allontanavano dall'oratorio. Sofferenza che non trascurava di manifestare dal pulpito .......

Caro D. Andrea, le tue invettive, le tue esortazioni, i tuoi apprezzamenti sono ancora vivi nella nostra mente e nel nostro cuore.

 

Le sue Opere

-- Ridato vigore a tutte le organizzazioni religiose della parrocchia: catechisti, Azione Cattolica, attività oratoriale, attività estive per i giovani.

-- Ammodernò le funzioni religiose: rinnovando paramenti, modalità ed eliminando inutili "orpelli".

-- Diede grande rilievo a due avvenimenti: "La Madonna Pellegrina" e il 50° anniversario della Parrocchia.

-- Realizzò la costruzione dell' Oratorio e del campo sportivo.

 

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4) Le Famiglie antiche di Rasa

 

Da una ricerca fatta da Silvano Colombo (pochi sassi perr guadare il fiume della storia) negli Archivi di S. Maria del monte appare "un censimento di Anime" fatto nel 1597 dove vengono riportati le case e le famiglie residenti di allora. Alcuni "casati" (in grassetto) si sono mantenuti fino ai tempi nostri.

                                                                       

 Francesco del Tonta (Tonta)                          Francesco di Gavirate

 Bernardino del Gian (Giani)                           Simone Tognoli

 Giuseppe Donati                                             Gaspare Tognola

 Antonio Giani                                                 Antonio Tognola

 Gian Maria Donati                                          Giovan Maria de Todeschi

 Giacomo Donati                                              Francesco de Vincenzi

 

Nei dati del 1° catasto  sono ancora presenti tutte le casate in grassetto e notevoli possedimenti dei "Tognola". ( Sembra evidente, dalle professioni di quest'ultima famiglia oggi estinta, che l'origine sia di Rasa e non, come affermato altrove, "Villeggianti di Milano").

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Appunti su fatti e personaggi di Rasa del primo Novecento (peppino)

(appunti ricavati da un incontro con Ambra Elia e pubblicati con il suo consenso)

Anche Elia Ambra ("ul Lia" vun di micherasc) pur avendo sorpassato abbondantemente i 90 anni (classe 1915), resta uno dei pochi che possono raccontare. Non solo, ricordando e raccontando si divertiva (e mi divertiva) "un mondo"...  forse il pensiero, volando inconsciamente al periodo della  gioventù, cancellava del tutto i, non pochi, acciacchi della sua maturità.

L'intervista non ha seguito un filo conduttore logico, saltavamo "di palo in frasca" agganciandoci ai nuovi stimoli che ogni storia suggeriva via via .... "sent questa" .... "questa l'è bela"... " te conossuu .." e via dicendo; solo in serata e a mente ancora fresca, ho cercato di ordinare i racconti cercando di ricreare l'atmosfera e gli stili di vita di allora confrontandoli, un poco, con quelli attuali.

Sul lavoro

Puntualità: avendo negli occhi il comportamento attuale, dove la puntualità è solo "un option" e "le balle" di giustificazione sono innumerevoli,  mi ha raccontato quello che avveniva allora per essere puntuali sul posto di lavoro, pur avendo a disposizione la sola bicicletta.

"Figurat che ul sciur Antonio" (Antonio Notarangelo ex guardia di finanza, meridionale) dopo essersi sposato e sistemato in Rasa, aveva trovato un posto di manovale a Velate e, tutti i giorni, partiva alle 5 e mezza per essere puntuale sul posto di lavoro alle 7. Perché parte così presto signor Antonio, gli domandavano in paese?  E se foro? Rispondeva lui serenamente.

Serietà: oggi: fare sopratutto presto..... e non sempre viene premiata la qualità del lavoro.

Allora: "guarda che tucc i volt ca sa tajava ul feen cunt la ranza, i vecc dul paes pasavan a vedè se ul lavuur l'eva ben fai e, ... in cas, te sentivat i critic al circul davanti a 'n mez da manduria"

Saturazione: si parla tanto oggi di saturare la capacità di ogni singolo lavoratore con evidenti problemi sindacali di mansionario e dislocazione.

Allora non ci si pensava due volte. " Figurat che ul Fulcini (un immigrato parmense, dipendente comunale)  al duveva fa: ul guardian dul cimiteri, ul guardian di basitt du l'acqua, e tegnì net i straa dul paes."

Le "Beghe" Paesane

Oggi forse non avviene più ma allora, quando il mondo era essenzialmente la nostra Rasa, ogni "bega" di paese veniva vissuta dall'intera comunità in modo molto intenso. Problemi di eredità, definizione dei confini, rotture di fidanzamenti, liti tra compaesani........, erano di dominio pubblico ed erano i pricipali argomenti delle discussioni, al lavatoio per le donne, al circolo per gli uomini.

Erano "beghe" che duravano una vita ma non sempre finiva così.

"Sent questa ca l'è bela. Quant ul barbee (Pietro Motta) la tacaa liit cunt ul Curnet (Cornelio Donati personaggio famoso a quel tempo ) in 'nai par avucat e ul barbee la dovu pagà una certa cifra. Quant al Curnet ghe' rivaa i danee le 'ndai a  ciamaa ul barbee e insema an fai baldoria par tri dì."

 

Le prediche dal pulpito

Allora, durante la messa, la "spiegazione" del Vangelo e le raccomandazioni, avveniva dal pulpito.

Erano seguitissime e trascinanti quelle di alcuni famosi frati predicatori, ma, almeno due, sono "passate alla storia anche se tenute" dai nostri Parroci.

Dai racconti dell'Elia.

Quella di Don Ercole: alla domenica successiva del tradizionale pellegrinaggio al Sacro Monte, venuto a sapere che le ragazze, sulla strada del ritorno, si fermarono ad Oronco, a ballare nel locale della Pecc (una donna dal seno enorme), durante il sermone buttò, dal pulpito una grande quantità di piume per rimarcare teatralmente la leggerezza dei comportamenti.

Quella di Don Andrea: che redarguendo con tono e parole "piene di sacro furore" il cattivo comportamento delle donne del Paese (forse esagerando e generalizzando eccessivamente), suscitò la reazione "dul Giusepin" (Giuseppe Zavattoni, capo dell'Azione Cattolica) che esclamò nella stessa Assemblea: " dai, Don Andrea ..... adess ma par che le drè a esagerà un pu tropp!!"

 

Le campane ed il ritmo del Paese

Non vi è dubbio che allora i ritmi della vita del paese erano marcati dal suono delle campane. Quella della messa delle sei del mattino ne determinava l'avvio, quella del mezzodì l'ora del pranzo, quella della benedizione serale, annunciava il momento del meritato riposo. Insieme all'Elia abbiamo rivissuto anche il suono delle "campane a martello" battute in occasione di grossi incendi e calamità varie. Ma che avveniva durante la settimana santa quando al venerdì e al sabato le campane stavano zitte in tono di doloroso rispetto? Una masnada di ragazzetti si precipitava nel magazzino della sacrestia, prelevava "i cadenasc e i ghiraghell"(attrezzi rudimentali che facevano un gran rumore) e girando per le vie del paese annunciava il mezzo giorno o l'ora della Via Crucis con grida e fracasso indicibile. E' chiaro che il mezzogiorno incominciava alle 11 e finiva alla una del pomeriggio. La tradizione morì verso gli anni 50.

Secondo l'Elia, anche il già citato Fulcini, quando per ragioni di siccità chiudeva "ul bassin" girava per tutto il Paese gridando "o donn mi sari su l'acqua"

 

I verz dul Calista

Contrariamente ad oggi, tutte le osterie ed il circolo del paese restavano aperte, alla Domenica, fino a tarda notte. Le grandi discussioni, le storiche partite a carte ed i numerosissimi "mezz da viin", consumati nel pomeriggio, "annebbiavano"le idee ad alcuni ma "ringalluzzivano" le gesta dei più fantasiosi. Si cantava fino a tarda notte ma, sopratutto si ideavano scherzi per alcuni personaggi particolari del paese. Durante ogni stagione invernale, un bersaglio classico erano le verze "dul Calista" (Olivieri Callisto, emiliano di origine, arrivò dalle nostre parti come minatore in occasione della galleria per l'accesso del tram alla stazione della funicolare). L' emiliano "mise su famiglia" alla Rasa e lavorava alla cava dei Donati. Nel tempo libero, coltivava un appezzamento di terra con grande profitto e, di questo, se ne vantava molto (troppo) nelle discussioni all'osteria con il suo caratteristico dialetto. Non c'era di meglio per stuzzicare la banda dei fantasiosi  ..... quando "il malcapitato" dormiva. "Dai ca femm una bela cazÖra cont i verz dul Calista!! No, mei in insalata!! In ogni caso le verze venivano "prelevate" ed al loro posto restava un bel cartel cont "induvina chi l'è stai quest' ann". "Te vorat savè chi evan i capobanda dula cumbricula? Al fà l'Elia. Evan l'Arnaldo e l'Amleto..... tut e duu fieu dul Calista!!

 

 

 

 

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      La Giara ed il ......Pollaio (Giacomino)

(Peppino) E' necessaria una piccola prefazione a questo piccolo ma gustoso racconto. Negli ultimi anni della 2° guerra mondiale la popolazione di Rasa si era più che raddoppiata per l'afflusso degli sfollati che fuggivano dai bombardamenti su Milano. Erano famiglie che avendo perso tutto, o quasi, cercavano rifugio presso di noi sistemandosi in locali, scantinati e tuguri che oggi le ASL classificherebbero inabitabili. Mi ricordo di una famiglia composta da 3 persone che cucinavano, mangiavano, dormivano in16 mq. accompagnati da.... una decina di galline. Era miseria assoluta, inimmaginabile ai nostri tempi, ma il ricordo delle bombe e dei massacri  trasformava queste "dimore" in...... piccoli angoli di paradiso !!

Giacomino (Giacomo Frigerio,  4° da sinistra nella foto) era il primo dei rampolli di una di queste disgraziate famiglie . Oggi vive in Canadà a Toronto.                   

 

.........Correva l'anno 1943, ed eravamo in guerra ormai da tre anni con i bombardamenti che avevano iniziato ad essere frequentissimi sulle città industriali del Nord.

La popolazione femminile ed infantile di queste città si era già riversata nei paesi di campagna e di montagna.

Era una massa di gente con poche risorse, poichè il razionamento del cibo, regolato da tessere annonarie, garantiva a malapena la sopravvivenza.

Era giocoforza sopperire in qualsiasi maniera alle carenze per poter sopravvivere: chi con il denaro (per chi l'aveva) ricorrendo al mercato nero, chi industriandosi in mille attività diverse.

Alla  RASA  di Varese, in località detta il  "Grott",  si erano rifugiate sette/otto famiglie di sfollati milanesi , composte dalle mamme e dai bambini; la mia famiglia costituiva una eccezione, in quanto, mio padre cieco, stava con noi dopo il rientro dal servizio militare dell'8  Settembre.

Io avevo otto anni ed ero l'unico, oltre a mia madre, in grado di svolgere, anche se minima, una qualsiasi attività "lucrativa".

Avvenne così che oltre a:  " far legna "  nei boschi,  andar per castagne,  coltivare trenta metri quadrati di terra, generosamente concessaci dal contadino detto " ul bergamasc",  ( per inciso in miseria quanto noi ),  mia  mamma dedicò il ricavato, di non so quanti lavaggi di biancheria altrui, all'acquisto di dodici pulcini. Si contava che tra essi ci fossero delle future galline, capaci di fornirci delle uova ed  a Natale.... magari un bell’arrosto.

Io, orgogliosamente, presunsi di costruire il pollaio e così iniziai i lavori.

Recuperando vecchie cassette della frutta ed altro legname dal bosco, completai una capanna lunga circa un metro, alta altrettanto e larga circa un metro e mezzo.

I chiodi erano pochissimi, giusto quanto bastava ad inchiodare le cinghiette di cuoio di un  sandalo rotto, alla piccola porticina di entrata ed uscita delle galline; tutto il resto era tenuto assieme da legacci realizzati con fil di ferro recuperato un po' ovunque, pezzi di corda, ecc.

Onde nascondere i legacci ed i nodi, realizzai  tutta la mia opera dall'interno della gabbia.

Terminata la  stessa, chiamai a gran voce mia madre, affinchè venisse ad ammirarla  e a dirmi l'agognato BRAVO!.

Infatti arrivò e ....dopo uno sguardo perplesso, sommessamente mi chiese quali legacci conveniva disfare senza distruggere il tutto..... PER FARMI USCIRE !!

Alcuni anni dopo, a scuola, studiando il PIRANDELLO e leggendo il suo racconto  "LA GIARA", realizzai che altri, prima di me, si erano cimentati .....

                                  NELLA SPLENDIDA E COMICA CASTRONERIA.

 

 

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    Curiosità sulla popolazione di Rasa Peppino

        (elaborazione di dati dell'Archivio Parrocchiale autorizzata   da Don Elio Gentili Parroco di Rasa)

Premessa

Gli archivi Parrocchiali sono stati da sempre una preziosa fonte di informazioni. La ricerca dei dati sui supporti cartacei (logori ma preziosi) male si presta a frequenti manipolazioni e per questa ragione, in generale, le Parrocchie sono restie a rendere disponibile la consultazione. La mentalità scientifica di D. Elio Gentili e la tenacità di Irma Giani hanno favorito la"digitalizzazione" di alcuni archivi della nostra parrocchia e, da questi, l'autore del contributo ha potuto elaborare facilmente i dati di seguito mostrati. Auguriamoci che il lavoro, appena iniziato, possa continuare nel futuro.

 

I Cognomi (2008)

Dagli originali 12 nomi di casati riportati nel "primo censimento di anime" del 1574, la situazione attuale (2008) riporta ben 328 cognomi diversi. Già le lontane immigrazioni e quelle della prima metà del secolo scorso (Chiari, Biasibetti, Bottani, Patelli, Notarangelo,.....) modificarono sensibilmente il "Panorama" dei Cognomi di Rasa,.. ma i relativamente recenti ampliamenti del nostro borgo, in località Ronchetto e viciniori, hanno portato il numero dei diversi cognomi

presenti nella nostra comunità al numero indicato.

 In ogni caso la situazione attuale è la seguente:

 

Cognome  N° persone per Cognome  Note

Galli

  20

 

Chiari, Zavattoni

  15

 

Bianchi, Giani*

  14

* Già presente nel 1574

Tonta*

  12

* Già presente nel 1574

Notarangelo

  10

 

Caverzaghi, Zanetti

 9

 

Patelli

 8

 

Broggini

 7

 

6 Cognomi diversi

6

 

7 Cognomi diversi

5

 

23 Cognomi diversi

4

 

27 Cognomi diversi

3

 

51 Cognomi diversi

2

 

203 Cognomi diversi

1

 

Totale Cognomi diversi 328

Totale  Persone 682*

* femmine 349(51,2%), maschi 333

 

 

I Nuclei Famigliari e persone (2008)

Dai 13-15 nuclei famigliari censiti nel 1574, siamo passati gradualmente ai 272 attuali.

La tabella seguente mostra l'andamento nel tempo per alcuni anni e la composizione

media di ogni singolo nucleo. Anche se il numero delle persone per famiglia non è mai

stato molto elevato (a parte il 1896) la riduzione attuale è drammatica.

 

Anno n° persone N° nuclei famigliari Persone x Nucleo
1574 60 13 4,6
1896 350 40 8,8
1908 456 93 4,9
1934 538 133 4,0
2008 682 272 2,5

 

 

Dettaglio dei Nuclei Famigliari attuali (2008)

La composizione media considerando tutti i nuclei vale 2,5 pers./nucleo.

La composiz. media considerando solo i nuclei => 2 persone vale 3 Pers./nucleo

 

Tipo di ogni nucleo Famigliare N° Nuclei %
Formati da 1 persona 64 9
Formati da 2 persone 80 23
Formati da 3 persone 72 32
Formati da 4 persone 40 23
Formati da 5 persone 14 10
Formati da 6 persone 2 2

                            

 

Distribuzione Età della popolazione (2008)

La distribuzione  è stata fatta su un campione (per mancanza di dati)

di 459 persone.                                  

                         

                            

                                        

                               

    

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Possibili Temi (cercansi collaboratori anche per singoli item)

Storie nella storia

-- reperti scavi alle "riane", museo degli stessi a Varese

-- insediamenti produttivi (cave, fornaci, fonderia, maglieria, occhiali, carri, ecc.)

-- storia delle due Chiese, dell'asilo, dell'oratorio

-- dipendenza Parrocch. dal S. Monte, nascita della nostra Parrocchia,

-- I preti della Parrocchia

-- il circolo e la cooperativa

-- la scuola

-- la banda musicale

-- le prime votazioni

-- I caduti nelle due guerre

-- il villaggio Cagnola

-- le immigrazioni (bresciani, veneti, ecc.)

-- le esercitazioni militari e accampamenti

-- le armi abbandonate

-- i partgiani

-- Personaggi importanti (Tonta, Cagnola, Donati, ecc.)